Brividi di Daniela Di Benedetto: il quotidiano che scivola nell’abisso.
Cosa succede quando il male non è eclatante, ma quotidiano?
Storie all’apparenza semplici svelano vite che si consumano lentamente, tra desideri falliti e illusioni pericolose.
Dentro esistenze grottesche e marginali si nasconde qualcosa che inquieta più di un thriller: la riconoscibilità.
Ci si riconosce, ci si inquieta, si riflette
Non ci sono mostri in queste storie, solo persone fragili. E proprio per questo fanno paura: perché potrebbero essere chiunque.
Quel senso di inevitabilità che accompagna ogni racconto lascia un segno sottile ma profondo. Il lettore resta colpito, spiazzato, coinvolto — e continua a leggere, cercando risposte dove sembravano non esserci domande.
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La recensione
Esistono libri che inquietano non per ciò che raccontano, ma per il modo in cui costringono il lettore a guardare sotto la superficie della normalità. Brividi di Daniela di Benedetto è uno di questi. Attraverso sei racconti, l’autrice costruisce un mosaico di esistenze apparentemente comuni, ma logorate da un senso di ineluttabilità che porta a esiti spiazzanti. Non si tratta di storie di crimini eccezionali, né di personaggi spinti da una crudeltà straordinaria. Al contrario, il male si insinua con una disarmante semplicità, come una variabile possibile nel banale susseguirsi dei giorni.
È proprio questa ordinarietà a renderlo perturbante: la violenza non esplode, ma cresce sotterranea, alimentata da frustrazioni, disillusioni e dinamiche in cui la scelta sembra essere solo un’illusione. Daniela di Benedetto costruisce con precisione chirurgica figure che oscillano tra il tragico e il grottesco. C’è chi si lascia schiacciare da una routine opprimente, chi insegue il successo con cieca determinazione, chi si affida a un amore sbagliato o a un’illusione di riscatto. Sono personaggi che vivono ai margini, non nel senso geografico, ma esistenziale: ai margini di una felicità che sfugge, di un sogno che si spegne, di una realtà che non concede seconde possibilità.
L’autrice scrive con uno stile tagliente, capace di restituire il senso di un mondo in cui la speranza è un lusso e la resa appare spesso come l’unico esito possibile. Ma non c’è retorica, né pietismo: il lettore non è guidato a provare empatia o condanna, bensì a osservare, a riconoscere il meccanismo implacabile che trasforma il quotidiano in tragedia. Un realismo che inquieta Uno degli aspetti più riusciti di Brividi è il modo in cui la narrazione riesce a insinuarsi nella mente del lettore. Non c’è bisogno di effetti plateali, di colpi di scena forzati o di un orrore costruito artificiosamente.
È il realismo a rendere queste storie disturbanti: le situazioni descritte appaiono paradossalmente possibili, i personaggi potrebbero essere chiunque, e proprio questa riconoscibilità lascia una sensazione di inquietudine persistente. Daniela di Benedetto dimostra una notevole capacità di scandagliare l’animo umano senza cadere in stereotipi. Ogni racconto è una piccola dissezione della condizione umana, uno sguardo impietoso su ciò che accade quando il destino si intreccia con le fragilità individuali. Brividi è una raccolta che colpisce con la sua lucidità e con la sua capacità di trasformare l’ordinario in perturbante. Non è un libro che cerca di spaventare, ma che induce a riflettere su quanto sia sottile il confine tra normalità e abisso. Daniela di Benedetto scrive con la precisione di chi sa che la vera paura non sta nei mostri, ma nelle pieghe più oscure della realtà.
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